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SADI Medical Service : Tipi di dolore negli anziani quali sono e come gestirli, le 6 fasi.

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Non tutti lo sanno, eppure esistono diversi tipi di dolore negli anziani. Saperli riconoscere, gestire, ma anche prevenire è un aspetto importantissimo, soprattutto in tutte quelle persone che presentano una soglia del dolore parecchio limitata.

In ogni ambito della vita, non tutti reagiamo in uguale modo alle sensazioni che proviamo. Da qui la frase “il dolore è una percezione individuale e personale”. E lo stesso avviene anche quando proviamo un dolore all’interno o all’esterno del nostro corpo. Da questa esigenza sono nate nel passato differenti classificazioni del dolore, con l’intento di provare ad intervenire già dall’analisi e dalla prevenzione.

Ed è in particolar modo sul tema della gestione dei tipi di dolore negli anziani su cui abbiamo voluto soffermarci in questo articolo. Vi presenteremo infatti tutti gli step legati all’indagine delle caratteristiche dei tipi di dolore, fino al loro diretto trattamento, grazie ai preziosi consigli redatti da SADI Medical service.

Quali sono i tipi di dolori più diffusi negli anziani

Gli anziani possono sperimentare diversi tipi di dolori, ma esistono naturalmente alcune patologie che risultano essere più comuni tra la popolazione over 65. Facciamo riferimento a quei fastidi principalmente riscontrabili all’interno della quotidianità come i dolori articolari, il mal di schiena, il dolore neuropatico (causato dai danni ai nervi), ma anche a quello muscolare e addominale, fino al più classico dei mal di testa. Ancora più delicati sono invece i tipi di dolore derivanti dalle malattie croniche come il cancro, l’insufficienza cardiaca, la malattia polmonare cronica e il diabete. Problematiche che devono subito far innescare campanelli d’allarme sin dai primi sintomi.

Caratteristiche e classificazione del dolore

Ma come si classifica il dolore? Il dolore può essere classificato in diverse categorie, in base alla sua durata, alla sua intensità, alla sua causa e ad altri fattori. Generalmente una delle classificazioni del dolore più comune prevede la diversificazione tra acuto e cronico. Il primo è di solito causato da un evento traumatico o da una lesione e ha una durata limitata nel tempo (solitamente meno di sei mesi), mentre il secondo dura più di questo intervallo di tempo e può scaturire da una malattia cronica, una lesione precedente, una condizione degenerativa o un disturbo del sistema nervoso. Il dolore può anche essere viscerale, cioè che colpisce gli organi interni, come ad esempio l’intestino, il fegato o il cuore. Quella della classificazione del dolore è una valutazione importante che può aiutare i medici a identificare la causa sottostante e a prescrivere il trattamento più appropriato per ridurre o eliminare il dolore.

Dolore emotivo e dolore somatico: che differenze ci sono?

Non menzionati precedentemente, anche il dolore emotivo e il dolore somatico sono due tipi di dolore distinti che differiscono per le loro cause, le loro caratteristiche e la loro manifestazione. Se il dolore somatico si riferisce a ad un fastidio di natura fisica, che può essere localizzato in una parte specifica del corpo, e causato da lesioni, infiammazioni, compressioni o altre condizioni fisiche, il dolore emotivo ha invece una componente psicologica e può essere causato da stress, ansia, depressione, traumi psicologici o altre esperienze emotive negative. Il dolore somatico risulta essere percepito a livello sensoriale e può essere descritto come pungente, lancinante, bruciante, dolente o pesante, mentre il dolore emotivo è spesso descritto come un dolore sordo, intenso, opprimente o soffocante.

Come gestire al meglio i diversi tipi di dolore negli anziani

Ogni paziente ha una sua storia che inevitabilmente influisce ogni qual volta presenti un problema di salute, che sia di natura fisica o mentale. Per questo motivo, grazie alla Korian Academy, possiamo spiegarvi nel dettaglio l’importanza di ogni fase nello step di cura della gestione del dolore.

Valutazione del dolore

Usare una scala adeguata per misurare la quantità di dolore del paziente è importantissimo. In questa primissima fase è fondamentale tenere conto di qualsiasi tipologia di dolore appena compare. Per ogni ospite è poi bene mantenere sempre la stessa scala per valutare la natura e l’intensità dei dolori nel tempo con precisione, analizzando con cura la fonte specifica di ogni fastidio.

Diminuzione del dolore

Sapere intervenire con immediatezza e consapevolezza è un altro passo decisivo. Dopo aver rassicurato la persona che è davanti a noi, è bene individuare e agire sulle cause profonde del dolore, prestando attenzione alla natura di esse: posizione, materiali, ecc. Occorre adattare il proprio piano di intervento alla sensibilità, con l’obiettivo di anticipare il ritorno del dolore, anche attraverso l’assunzione di antidolorifici osservando la durata del trattamento e la prescrizione.

Analisi del dolore

Come abbiamo visto precedentemente, distinguere tra dolore psicologico e dolore somatico è un aspetto imprescindibile in quanto ci rivela quelli che sono gli step successivi nella cura dei differenti tipi di dolore. Questo è quel momento in cui occorre trattare la persona con empatia, dimostrandosi sensibile alla sua descrizione del dolore e tenendo conto sia della storia personale e sia della sua cartella clinica.

Empatia

Mai sottovalutare l’esternazione del dolore di una persona che si lamenta. Ecco perché è importante ascoltarla sempre e instaurare una relazione di rispetto e fiducia per limitare il suo dolore, rassicurandola per prevenire eventuali paure e dolori. Occorre poi muoversi con gesti delicati e un atteggiamento empatico mentre vengono impartite le prime cure.

Monitoraggio del dolore

Quasi in ultima istanza è bene monitorare e trasmettere la valutazione del dolore. All’ammissione, registrate una prima valutazione del dolore come riferimento personale, riportando tutte le valutazioni del dolore per evidenziare eventuali tendenze e riconoscere i diversi livelli di dolore. Il dolore viene così registrato quotidianamente per almeno cinque o sette giorni in caso di dolori cronici.

Trattamento del dolore

È l’ultima fase, quella più delicata dove occorre sempre affidarsi all’esperienza e alla competenza di un professionista che valuterà l’utilizzo funzionale e la regolazione della morfina.