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Qual è la differenza tra Alzheimer e demenza senile? 2 patologie simili ma diverse

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Quante volte vi è capitato di domandarvi concretamente qual è la differenza tra Alzheimer e demenza senile? Immaginiamo molte in quanto in entrambi i casi, purtroppo, si fa riferimento a una condizione debilitante tanto per la persona, quanto per il suo caregiver.

Sarebbe però sbagliato affermare che Alzheimer e demenza senile sono la stessa cosa. Pur trattandosi di un luogo comune particolarmente frequente che vogliamo provare a chiarirvi per fare luce sui sintomi, i rischi e soprattutto le differenze tra le due terminologie.

Differenza tra Alzheimer e demenza senile: perché è importante conoscerla

Al giorno d’oggi conoscere la differenza tra Alzheimer e demenza senile è essenziale per i caregiver e le persone che manifestano sintomi di declino cognitivo, poiché questa stessa distinzione influisce direttamente non solo sulla gestione psicologica della notizia, ma anche sulla diagnosi, il trattamentoe la qualità della cura.

Una consapevolezza nitida e una diagnosi accurata sono in questo senso cruciali per determinare il percorso di trattamento più appropriato grazie alle competenze di uno specialista come le nostri badanti referenziate.

Inoltre, capire come queste non siano la stessa patologia, ma neanche due condizioni profondamente distinte (come avremo modo di spiegare di seguito), permette anche di pianificare il futuro in modo più realistico, considerando la progressione della malattia.

Senza dimenticare che una comprensione chiara delle due terminologie promuove una maggiore consapevolezza sulla demenza, contribuendo a combattere lo stigma associato alla malattia e a migliorare il sostegno sociale.

Alzheimer e demenza senile sono la stessa cosa?

Dire che Alzheimer e demenza senile sono la stessa cosa può essere in egual misura corretto e sbagliato, a seconda della sfaccettatura di utilizzo dei termini. Proviamo a capire in che senso.

Di fatto la Malattia di Alzheimer è una specifica forma di demenza che si identifica come una patologia neurodegenerativa caratterizzata dalla progressiva perdita delle funzioni cognitive, tra cui la memoria, il pensiero, la capacità di ragionamento e il linguaggio.

Tuttavia, pur colpendo questa malattia nel 70% dei casi soggetti anziani, può risultare obsoleto definirla come una forma di “demenza senile”, in quanto questa terminologia si riferisce generalmente ad una diminuzione delle capacità cognitive dovuta all’invecchiamento.

Differentemente dalla generale connotazione “demenza senile”, di fatto, la Malattia di Alzheimer nasce da una causa specifica, cioè dalla presenza di placche di proteina beta-amiloide e grovigli neurofibrillari nel cervello, che causano danni alle cellule nervose.

Che cos’è la demenza senile?

Quindi alla luce di quello che abbiamo spiegato poco fa, che cos’è la demenza senile? Il termine “demenza senile” rappresenta nel linguaggio comune un’espressione generalmente utilizzata per descrivere la demenza che colpisce i soggetti anziani, seppur sempre meno comunemente usata dagli specialisti in campo medico.

La demenza senile non rappresenta infatti una diagnosi specifica, ma piuttosto una descrizione generica di una diminuzione delle capacità cognitive dovuta al naturale fenomeno dell’invecchiamento, che può danneggiare il cervello anche in conseguenza di altri fattori collegati alla senilità, come l’arteriosclerosi. Concretamente, quindi, alla domanda “che cos’è la demenza senile” potremmo rispondere che è un termine generico utilizzato per descrivere un declino delle facoltà mentali sufficientemente grave da interferire con la vita quotidiana.

Consapevolezza: quali sono i primi segnali di Alzheimer?

Essendo una malattia specifica del cervello, l’Alzheimer può colpire soggetti per il resto in buona salute, nei quali non ci si aspetterebbe un declino della capacità di autonomia. È quindi importante saper riconoscere quali sono i primi segnali dell’Alzheimer. Saperli riconoscere, indubbiamente, rappresenta la prima arma efficace per affrontare un percorso di cura e assistenza che possa essere il più efficace possibile.

I primi sintomi della malattia comprendono principalmente problemi di memoria a breve termine, in cui la persona può dimenticare conversazioni recentio eventi appena trascorsi. La memoria a breve termine è quella che ci permette di collegare i fatti della giornata, aiutando ad orientarci nel tempo e nello spazio. La persona appare quindi perplessa, poco orientata e tende a perdersi nello spazio come anche nei ragionamenti. Col tempo, purtroppo, la malattia va oltre la perdita di memoria, poiché può anche influenzare la capacità di svolgere attività quotidiane come cucinare e vestirsi, creare confusione spaziale e temporale, causare difficoltà nella comunicazione e portare a cambiamenti comportamentali e nell’umore, tra cui irritabilità, apatia o depressione. Altri segni includono la difficoltà a formulare espressioni compiute, problemi di giudizio e difficoltà a seguire istruzioni. Infine, anche la ridotta partecipazione sociale può essere un sintomo precoce poiché le persone possono sentirsi imbarazzate o confuse dalle proprie difficoltà cognitive. Un motivo in più per guidarle e accompagnarle nella lotta di una malattia sempre più silenziosa.

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